Foto da L. Pullè, Patria Esercito Re, Ulrico Hoepli, Milano, 1908.

Costantino Nigra

(1828-1907)

Ambasciatore - Senatore del Regno

 

Costantino Nigra nasce a Villa Castelnuovo l’11 giugno 1828: suo padre, superstite dell’armata napoleonica, è medico mentre la madre, Anna Caterina Revello, è nipote di Gian Bernardo De Rossi, orientalista di fama mondiale. Compie i suoi primi studi a Bairo e a Ivrea per poi iscriversi nel 1845 – nonostante la propensione per gli studi letterari, filologici e per la poesia – alla Facoltà di Giurisprudenza della Regia Università di Torino. Nel 1848 si arruola come Volontario nel Corpo dei Bersaglieri combattendo, prima, a Peschiera del Garda, Santa Lucia, Colmasino, Goito, Rivoli (ove è ferito a un braccio) e, nel 1849, alla Bicocca nella “brumal Novara”. Dopo la guerra, riprende gli studi universitari a Torino ove si laurea nel 1850. Nel 1851 vince il concorso al Ministero degli Esteri diventando Applicato Volontario di quarta classe. Ben presto è Capo della Segreteria del Ministro (e anche Primo Ministro), Massimo d’Azeglio, tutt’altro che avaro nell’apprezzare le qualità intellettuali del suo diretto collaboratore. È durante questo periodo che egli si fa notare nel campo poetico, ricevendo l’elogio di Alessandro Manzoni per avere composto un carme in occasione del matrimonio della figlia di Massimo d’Azeglio.

Il periodo al servizio di Cavour: un ruolo da protagonista nelle relazioni diplomatiche risorgimentali

Nel novembre 1852 e fino al 1858 (anno in cui gli subentrerà nella carica Isacco Artom) è alle dirette dipendenze di Camillo Benso di Cavour diventandone ben presto il confidente preferito; anche se, come dirà (questa volta sbagliando) il suo diretto superiore, le sue modeste origini di figlio di un medico di campagna gli impedirebbero di “varcare la soglia dell’esclusiva Società del Whist o d’accettare l’invito a colazione rivoltogli dal conte di Talleyrand-Périgord”!

Nel 1855 Nigra fa parte come Segretario addetto alla corrispondenza di Cavour della delegazione del Re Vittorio Emanuele II nell’importante viaggio a Parigi e a Londra. Rientrato a Torino e dopo avere assistito al Congresso di Parigi del 1856 che fornisce al Primo Ministro del Regno di Sardegna l’occasione per porre per la prima volta all’attenzione degli Stati europei la questione italiana, Nigra ricopre il prestigioso incarico di Capo di Gabinetto di Cavour, divenendo interprete ed esecutore delle sue decisioni più importanti. Nel maggio 1858 si reca a Parigi per preparare l’incontro di Plombières avvenuto il 21 luglio di quello stesso anno tra l’Imperatore dei Francesi e il Primo Ministro del Regno di Sardegna. Nella città dei Vosgi Napoleone III rinnova il suo impegno, già anticipato a Nigra, a “cacciare l’Austria dalla penisola e di formare un Regno dell’Alta Italia sotto lo scettro dei Savoia a condizione che la guerra non finisca per assumere un carattere rivoluzionario”. La prima mossa del Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna consiste nello stabilire attraverso Costantino Nigra non soltanto un canale di comunicazione privilegiato con l’Imperatore dei francesi: non basta, cioè, cercare di “percer le secret de l’Empereur”, ma occorre altresì inchiodare l’alleato francese sul rispetto degli impegni presi: ciò che comporta un cambiamento di rotta nella politica finora seguita da Torino. Un ruolo, dunque, attivo proprio per evitare - come osserverà Rosario Romeo - che gli automatismi della balance of power si chiudano ancora una volta sull’Italia condannandola all’immobilismo di sempre. Nigra è così chiamato a costruire un rapporto di intima fiducia con l’Imperatore francese, un canale di comunicazione diretto e riservato del quale nemmeno il Capo missione della Legazione del Regno di Sardegna a Parigi, il marchese Pes di Villamarina, è a conoscenza. Ecco allora la missione affidata alla diplomazia piemontese: fare saltare - con il valido contributo di Costantino Nigra - gli automatismi contrastando il sistema delle forze e degli interessi legati al mantenimento nel Vecchio Continente dello status quo. È dunque il “civil servant” di Cavour, entrato ormai nelle “confidenze” di Napoleone III, a informare che l’Imperatore, cui è stata trasmessa la copia del discorso che il Re Vittorio Emanuele dovrà tenere il 10 gennaio 1859 davanti al Parlamento subalpino, ha suggerito la seguente “aggiunta”: “ …pur restando fedeli ai trattati non possiamo restare insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi” : un passaggio che provoca in Cavour la seguente reazione: “Fategli presente - ingiunge a Nigra - che quel grido di dolore scatenerà il finimondo”. In effetti il finimondo scoppia, determinando a seguito della Seconda Guerra d’Indipendenza la fine del controllo austriaco su gran parte dell’Italia.

Nei primi mesi del 1860 Costantino Nigra è chiamato, insieme ad Isacco Artom, ad occuparsi della gestione delle annessioni al Regno di Sardegna, nonché della dolorosa questione della Savoia e di Nizza. A quest’ultimo riguardo, proprio Nigra consiglia a Cavour di acconsentire alla cessione territoriale in quanto, come affermato in una lettera, la rinuncia del Re ad essere Duca di Savoia sarebbe stata ampiamente compensata dal divenire Re d’Italia. Visto il successo della sua missione a Parigi, Nigra è nominato, prima, Incaricato d’affari, e, dopo il Trattato di Pace del 24 marzo 1860, Ministro residente presso la Legazione a Parigi, per poi essere promosso l’anno successivo al grado di Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario, raggiungendo a soli 32 anni la più alta carica della diplomazia piemontese.

 

La passione mai abbandonata per gli studi letterari e storici

Pur continuando ad adempiere il suo dovere al servizio dello Stato, Costantino Nigra persiste nel coltivare la sua passione giovanile per le lettere e la storia: si dedica all’arte poetica con gli Idillii, a ricerche erudite con le Reliquie Celtiche e, soprattutto, agli studi di poesia popolare. Durante l’attività di diplomatico gli sono affidati incarichi delicati e decisivi per il processo unitario i quali, tuttavia, non lo porteranno a rinnegare la relazione di complementarità tra l’esercizio dell’arte letteraria e lo svolgimento dei servizio diplomatico. Così, quando nel 1863 s’accorge della partecipazione di una gondola veneziana a una regata nelle acque del laghetto prospiciente la dimora imperiale a Fontainebleau, compone per l’Imperatrice Eugenia una “barcarola” i cui versi, nel fare riferimento a Venezia, ancora occupata dopo Villafranca e Zurigo dagli austriaci, ricordano come di fronte al “muto imperatore” la città di San Marco sia stata lasciata “povera, ignuda, esangue” pur rimanendo “viva …… ad aspettare”.

 

Capo Missione a Parigi dopo la morte del Conte di Cavour

Dopo la morte di Cavour, Nigra fa tesoro delle linee direttrici della politica da seguire che consigliano anzitutto di sottrarre il compimento dell’unità italiana alle conventicole di spiriti rivoluzionari e romantici per collocarlo entro la cornice delle sorti del Vecchio Continente non più legate, soprattutto dopo il 1848, al principio di legittimità. Il discepolo dell’ultimo Primo Ministro del Regno di Sardegna e Primo Ministro (dal 23 marzo al 6 giugno 1861) del Regno d’Italia saprà altresì praticare nella sua attività di diplomatico la duplice necessità, da un lato, di lasciare da parte i proclami roboanti del tipo “l’Italia farà da sé” per confidare, invece, sull’aiuto di un alleato naturale e, dall’altro, di fare in modo che al proprio agire non faccia mai difetto una lungimiranza temperata da sano realismo e, anche, da ostinazione. Entro questa cornice si colloca l’ineluttabilità della già citata cessione di Nizza e della Savoia alla Francia, la necessità di contribuire a superare i sospetti della Comunità internazionale verso uno Stato formatosi al di fuori dei canoni classici ispirati all’applicazione dei principii del 1815 e che, quindi, impongono prudenza verso il riconoscimento ufficiale (nella seconda metà di marzo1861 il primo sarà quello del Regno Unito seguito dalla Confederazione elvetica e dagli Stati Uniti; in luglio interviene quello della Francia mentre nel 1864 si aggiungono la Prussia e gli Stati tedeschi e nel 1867 l’Austria). Nel ruolo di Ambasciatore del Regno d’Italia a Parigi, Costantino Nigra si trova, fin dagli inizi della sua missione in Francia, a gestire una situazione tutt’altro che facile. Oltre ai sospetti dei quali si è detto, vi è l’impressione, assai diffusa presso le opinioni pubbliche di mezza Europa e le relative Cancellerie, che i successori di Cavour non siano all’altezza di rimediare al disordine dell’Italia unita e, in particolare, nell’Italia meridionale e centrale in preda al brigantaggio. Su questo sfondo si colloca inoltre il desiderio dei nostri Governi (sia della destra storica sia della sinistra storica fino al 1870) di vedere rapidamente risolta, grazie alla mediazione di Napoleone III, la Questione Romana, cui si aggiunge il proposito, anche qui accompagnato dal desiderio di “fare presto”, di riparare, attraverso l’annessione del Veneto, al vulnus provocato dall’armistizio di Villafranca. A questo riguardo, il tenore del passo compiuto da Costantino Nigra presso un collaboratore del Ministro Edouard Thouvenel il 1° agosto, ancor prima della presentazione delle Credenziali a Napoleone III, è indicativo delle preoccupazioni che serpeggiano a Torino. “Gli esposi dunque” scrive al Presidente del Consiglio, Bettino Ricasoli, “la condizione del nostro paese che qui, non giova il nasconderlo, si dipinge con foschi colori. Non gli celai le difficoltà di Napoli ma sostenni che il Governo del Re era abbastanza forte per superarle, ove sopratutto la Francia ci aiutasse a spegnere in Roma il focolare degl'intrighi che colà si ordiscono contro i due Governi alleati”; e, con riferimento alla Questione Romana, aggiungeva che “non bisognava limitarsi ad aspettare il benefizio del tempo e rimettersi al caso quando si tratta d'interessi di cosi enorme importanza”. Costantino Nigra osservava che “quindi era politica prudenza il considerare fin d'ora, d'accordo tra i due Governi alleati, i mezzi più acconci a risolvere la questione”. Terminava osservando che, a tal fine, “il Governo del Re era disposto a camminare in questa bisogna con piedi di piombo, purché si camminasse… al fine di aiutare il Governo Imperiale a togliersi una volta dal grande impaccio dell'occupazione di Roma”. Il periodo della sua missione in Francia fino alla caduta dell’Impero è caratterizzato da due avvenimenti che vedono Costantino Nigra impegnato in prima persona: dapprima, la Convenzione da lui firmata a Fontainebleau il 15 settembre 1864, che contempla il ritiro delle truppe francesi da Roma, e, attraverso un Protocollo aggiuntivo tenuto segreto, il trasferimento a Firenze della capitale del Regno d’Italia; due anni dopo, l’impegno preso da Parigi a dichiararsi neutrale qualora Firenze, a seguito dell’apertura delle ostilità della Prussia contro l’Austria, stringa un’alleanza con Berlino per annettersi il Veneto (ciò che avverrà con il Trattato di Berlino dell’8 aprile 1866).

 

I rapporti con la Francia repubblicana

Lo scoppio della guerra franco-prussiana segna una svolta penosa nell’atteggiamento del nostro Capo Missione che, di fronte alla scelta tra una stretta neutralità e un’alleanza, memore dell’appoggio fornito da Napoleone III per cacciare gli austriaci dalla penisola, propende per una discesa in campo a fianco dei francesi. Entro questa cornice si colloca la preghiera, peraltro non esaudita, rivolta il 1° settembre 1971 all’amico Ministro Emilio Visconti Venosta, d’essere trasferito ad altra sede; e ciò tenendo conto dei suoi precedenti in Francia con Napoleone III e, soprattutto, delle critiche da lui mosse alla politica del Governo di Firenze sulla Questione Romana, giudicata inopportuna in un frangente in cui sono in gioco i destini del Secondo Impero. A prescindere dai precedenti legami con la coppia imperiale, egli riesce ben presto a entrare nell’apprezzamento di quasi tutti i reggitori del nuovo regime repubblicano francese. Al riguardo, basti ricordare la richiesta rivolta dal Ministro degli Esteri Jules Favre direttamente al nostro Governo perché egli si rechi dopo la sconfitta al Quartier Generale prussiano per intavolare i negoziati d’armistizio. Per avere un’idea di come la missione di Costantino Nigra a Parigi sia apprezzata dai francesi nonostante le recriminazioni per il mancato aiuto contro i prussiani, basti rileggere le seguenti parole che nel 1899 il celebre politologo Gustave Rohan scriverà sulla prestigiosa Revue des deux Mondes : “La sua azione diplomatica è stata spesso messa in discussione dal nostro patriottismo deluso ma la sincerità delle sue simpatie personali nei confronti della Francia non è stata mai oggetto di discussione.” Informare, suggerire, consigliare e programmare: ecco la vera natura della missione diplomatica che consiste nel fornire alla politica – come ha fatto Costantino Nigra – gli elementi e gli strumenti necessari per il raggiungimento di quei fini che spetta allo statista di definire e di perseguire. Certamente egli è consapevole della differenza tra questi due ruoli e, forse, un pizzico d’orgoglio suggerisce a lui – autentico “civil servant” – di rifiutare l’offerta del Presidente del Consiglio Francesco Crispi di nominarlo Ministro degli Esteri.   

 

Le successive missioni a Pietroburgo, Londra e Vienna

Passato a dirigere nel giugno 1876 la nostra Rappresentanza a Pietroburgo, nel 1882 Costantino Nigra è incaricato di incrementare e sviluppare le relazioni tra il Regno d’Italia e la monarchia zarista. Il compito non è di facile realizzazione, essendo la Russia legata all’Austria da obblighi convenzionali. Inoltre, i Governi della Sinistra storica in quel momento in carica nutrono forti sospetti nei confronti di Pietroburgo, non facilitando dunque il compito affidato a Nigra. A seguito della stipula del Trattato della Triplice Alleanza nel 1882, Nigra è nominato Capo missione a Londra, rimanendovi tuttavia per soli tre anni. Ricevuto il titolo di Conte con Lettere Patenti da parte del Re Umberto I, nel novembre 1885 Costantino Nigra è inviato a Vienna, dove mantiene una linea di leale adempimento alle prescrizioni derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Triplice Alleanza. La capitale austriaca è una delle sedi più importanti per la politica estera del Regno d’Italia, rappresentando dunque l’apice di una carriera di grandissimo rilievo. A Vienna Nigra riesce a costruire un solido rapporto personale con l’Imperatore Francesco Giuseppe, una relazione che si protrae per tutti i diciotto anni della sua missione nell’Impero Austro-Ungarico. Nel 1890 è nominato Senatore del Regno d’Italia e insignito dal Re Umberto I dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Collocato a riposo a 71 anni, si ritira a Venezia e, successivamente, a Roma. Entrato a far parte dell’Accademia dei Lincei, muore a Rapallo il primo luglio 1907.   

 

Opere

La rassegna di Novara, Firenze, Barbera, 1875; (composto nel 1861);

La gondola Veneziana (barcarola), 1863;

Le reliquie Celtiche, Torino, Loescher, 1872;

Canti popolari del Piemonte, Torino, Loescher; 1888 / Torino, Roux e Frassati, 1895 / Torino, Einaudi,1957;

La chioma di Berenice, Milano, Hoepli, 1891;

Elegia di Callimaco con testo latino di Catullo, 1892;

Inni su Diana, Torino, Loescher, 1892;

Inni di Callimaco su Diana e sui lavacri di Pallade: Recensione, traduzione e commento di Costantino Nigra, Torino, Loescher, 1893;

Idillii, 1903;

Poesie originali e Tradotte a cura di Alessandro D'Ancona, Firenze, Sansoni, 1913.

 

A cura dell’Ambasciatore Luigi Guidobono Cavalchini Garofoli